Nuova Folgore. Bova. Tre giornate alla fine del torneo di seconda categoria.
A Tre giornate dalla fine del torneo, il Bova si gioca sul campo della Nuova Folgore la permanenza nella categoria. Il Diesse Iiriti: la partita di domenica è di quelle senza appello. Passa da San Luca la permanenza in seconda categoria.
Tre giornate alla conclusione del tabellone regolare del campionato di seconda categoria dilettanti. per quanti riguarda il girone “H”, quello della provincia reggina gli unici giochi ufficialmente chiusi sono quelli relativi alla composizione della griglia Play – off, con le prime cinque squadre ormai nettamente staccate dal resto del gruppo. Ancora aperto il discorso primo posto dove comunque, a dividere il Rione San Fili di Melicucco dal salto di categoria rimane soltanto un flebile calcolo matematico, ancora on gioco infatti la più diretta inseguitrice Bianco.
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Grande bagarre anche in coda dove rimane ancora tutto incerto, sia per quanti riguarda la retrocessione diretta sia per la composizione della griglia Play – out. Questa la classifica generale. Rione S. Fili 54; Bianco 48; Santa Cristina e Pellegrina 45, Nuova Folgore 44; Campese 34; Sporting Club 25; Piminoro 24; Mamerto e Ardorese 23; Radinoli 22; Varapodio 21; Molochiese 18; Bova 13. Fanalino di coda è ancora il Bova di mister Nicolò, che può però contare su due gare interne da recuperare con Bianco e Santa Cristina. Già domenica ad attendere la compagine bianco verde c’è però il difficile impegno sul terreno della Nuova Folgore di San Luca, un match che potrebbe virtualmente condannare la squadra del Diesse Iiriti alla retrocessione diretta.
Sulle possibilità di lasciare l’ultima posizione in classifica giocandosi la salvezza ai play out, appare fiducioso proprio il direttore sportivo Domenico Iiriti. Nonostante la classifica pianga – dice Iiriti – cinque punti da recuperare non sono poi impresa impossibile, considerando anche che rispetto alle altre formazioni dovremo giocare due partite in più, quelle di recupero con Bianco e Santa Cristina, peraltro fra le mura amiche.
Nonostante ciò – continua – il calendario non è certo benevolo, infatti per domenica prossima ci ha riservato un impegno tutt’altro che agevole sul campo di una pretendente al salto di categoria com’è la Nuova Folgore di San Luca, che punterà di sicuro a fare sua l’intera posta in palio. Nonostante ciò – conclude Iiriti – andremo a giocare una partita onesta sicuramente a viso aperto, coscienti dell’importanza di un incontro da cui dipendono le sorti di un’intera stagione.
Gianfranco Marino
Allarme sanità a Bova. Intervento di Pasquale Botta (Verdi)
Allarme sanità a Bova. Intervento di Pasquale Botta (Verdi)
Già da tempo a Bova non esiste più la postazione di guardia medica, come se non bastasse dallo scorso primo di Febbraio i cittadini si sono visti privare anche del servizio di reperibilità che ormai da anni garantiva quanto meno l’assistenza nelle ore notturne e nei festivi, piombando in una situazione di angoscia facilmente intuibile.
A lanciare il grido d’allarme è il segretario dei Verdi della sezione di Bova Pasquale Botta. Vista la situazione – dice proprio Botta – ormai da tempo abbiamo promosso una raccolta di firme alla quale ha partecipato la quasi totalità della cittadinanza, come forma di civile protesta verso un provvedimento dai più ritenuto assurdo. Intanto – prosegue - i cittadini continua a rischiare la vita anche per una semplice indigestione, come accaduto allo sfortunato protagonista di una vicenda verificatasi qualche sera addietro. La situazione – spiega Botta - appare davvero tragicomica, infatti, in mancanza di un presidio medico notturno, i pazienti sono costretti a fare riferimento alla postazione di guardia medica di Bova Marina, a sua volta impiegata in un territorio vastissimo, così che spesso le chiamate non hanno risposta, a questo punto si passa al 118, con i tempi di attesa che si allungano mettendo ovviamente a repentaglio la vita stessa del malato.
Per quanto ci riguarda – continua – come Verdi di Bova e dell’Area grecanica abbiamo preso a cuore questa causa ben coscienti della gravità e della delicatezza dell’argomento in questione. Viene spontaneo chiedersi se con tutti gli sprechi della sanità ci si possa permettere il lusso, in nome di no si sa quale criterio di riordino, di privare i cittadini di un diritto come quello dell’assistenza medica. Oltre a lottare con e per i cittadini, e a farci se l’occasione lo dovesse richiedere, portavoce delle loro istanze nelle sedi competenti, ci chiediamo se sia davvero opportuno, sempre nell’ottica del riordino del piano sanitario e soprattutto della più tenace parsimonia, continuare a mantenere, in un paese di montagna, un centro prelievi piuttosto che provvedere a garantire un’adeguata assistenza notturna mettendo così a rischio la vita stessa degli utenti.
Quanto a domande e chiarimenti – prosegue Botta – attendiamo ancora risposte dall’amministrazione comunale che già quattro mesi addietro si era ufficialmente impegnata per la rapida risoluzione di un problema, allo stato attuale ancora purtroppo perdurante. Allo stesso tempo chiediamo risposte serie ed esaustive al Prefetto, all’assessore regionale alla sanità ed ai rappresentanti dell’azienda sanitaria di Reggio Calabria, dichiarandoci disponibili ad un incontro chiarificatore e speriamo risolutore possibilmente in tempi brevi, perché la salute e l’incolumità della gente viene senza dubbio prima dei problemi di gestione amministrativa e politica.
Se anche le nostre ultime richieste di aiuto e di ascolto dovessero cadere nel dimenticatoio – conclude Pasquale Botta – allora saremo pronti a scendere in piazza rivendicando i nostri diritti, pur sempre in modo civile e pacato, perché appare assurdo che anche oggi, si possa morire in modo totalmente gratuito in nome di logiche che appaiono davvero incomprensibili.
Gianfranco Marino
Rafforzare il ruolo della Comunità Montana
di Federico Curatola*
Rafforzare il ruolo della Comunità Montana, dare nuovo vigore all’azione di tutela delle popolazioni montane partendo dalle cose buone realizzate in questi anni. E’ questo, secondo me, il percorso da seguire per una più equilibrata gestione del territorio dell’area. E’ ormai divenuto improcrastinabile un complessivo ed efficace riordino dell’Ente montano. E’ necessario garantire alle popolazioni montane forme democratiche e pluralistiche di governo e fornire all’ente adeguate risorse finanziarie, attraverso trasferimenti statali meno avari che siano in grado di cancellare nel tempo situazioni di degrado e sottosviluppo al fine di programmare una omogenea crescita sociale, economica e culturale su tutto il territorio.
La Comunità Montana Versante Jonico Meridionale, seppur tra mille difficoltà, ha attuato e attua importanti progetti per lo sviluppo socio-economico-storico e culturale del territorio, affiancata dai Comuni e dalle agenzie di sviluppo.
Ma tutto ciò non basta, è giunto il momento che l’ente montano venga ristrutturato ed assuma il ruolo di coordinatore nella gestione dei vari servizi direttamente o indirettamente collegati con la montagna. Di certo non si perverrà facilmente a questa ristrutturazione. La sfida è il rilancio del ruolo degli enti montani attraverso il riconoscimento della specificità dei sistemi territoriali montani ed attraverso l’attuazione, la vera attuazione della legge 97 del 1994 per la montagna che deve acquistare carattere di urgenza, per assicurare un riferimento nazionale alle politiche montane.
A breve organizzeremo, come partito che ha fatto sue tutte quelle tematiche relative all’ambiente ed alla gestione del territorio, un incontro-dibattito su questo tema, con l’obiettivo di focalizzare sull’ente montano principalmente l’attenzione delle popolazioni che vi abitano.
*segretario del Circolo Giovanile Area Grecanica della Margherita
Multiculturalità e integrazione. Sabato a Bova di scena il gruppo palestinese dei “Guirab”.
Multiculturalità e integrazione.
Sabato a Bova di scena il gruppo palestinese dei “Guirab”.
Dal Libano a Bova in nome della musica e della fratellanza. È questo il tema e il significato dominante dell’iniziativa promossa dall’Associazione “Un Ponte Per”, sezione di Reggio Calabria, che vedrà il gruppo palestinese dei Guirab (in arabo cornamusa), esibirsi sabato prossimo nell’area grecanica in una delle sue pochissime tappe italiane.

Meta dell’iniziativa itinerante sarà proprio la piazza di Bova, luogo simbolo della terra dei Greci di Calabria, che per una sera, quella di sabato prossimo sarà palco scenico di un evento dal grande significato, che va sicuramente oltre la musica spalancandole porte. Entusiasta dell’iniziativa il primo cittadino del centro montano Andrea Casile. Abbiamo accettato con entusiasmo la proposta di “Un Ponte Per” – dice proprio Casile – perché riteniamo che il Mediterraneo sia quanto mai oggi una grande casa comune nella quale devono necessariamente convivere pacificamente più culture. Inoltre – continua – nel caso specifico, si tratta di adolescenti a cui viene data l’occasione di far conoscere la loro musica oltre i confini della propria terra.
L’associazione “Un Ponte Per” di cui esiste una sezione a Reggio Calabria, opera da anni in Libano ed in particolare fra i profughi palestinesi di Beirut il gruppo Guirab nasce ufficialmente nel 1989. Ovviamente – conclude Casile – capiamo perfettamente l’importanza degli scambi culturali e del confronto, infatti, all’esibizione del gruppo palestinese faranno seguito quelle dei gruppi musicali tipici della nostra terra.
Oltre all’appuntamento bovese, il calendario degli incontri nell’area prevede sempre per sabato mattina a Melito Porto Salvo l’incontro presso la scuola elementare, plesso marina.
Gianfranco Marino


I sentieri naturalistici della valle dell’Amendolea.
I sentieri naturalistici della valle dell’Amendolea come volano di sviluppo economico.
L’appello di Alfonso Picone (Club Alpino): non abbandoniamo i sentieri, si rischia di cancellare un pezzo della nostra storia.
Recuperiamo e rivalutiamo i sentieri d’Aspromonte come risorsa della memoria. A lanciare il singolare e suggestivo appello è il presidente del Club Alpino Italiano sezione di Reggio Calabria Alfonso Picone Chiodo. Prendendo spunto da un articolo letto qualche giorno addietro sul periodico bilingue “La voce di Roghudi”, a proposito di Africo e Casalnuovo – dice proprio Picone – nel quale si faceva riferimento al percorso che dal cimitero porta al paese vecchio di Africo, volevo segnalare che, sino a qualche anno fa, lo stesso era costituito da uno splendido acciottolato, per nulla curato ma ancora integro del quale conservo una foto.
Purtroppo è stato cancellato con la ruspa e trasformato in una pessima pista forse con l’intenzione di accedere con gli automezzi al paese. Ciò non è tuttavia possibile – prosegue Picone - perchè la pista, com’era prevedibile, è subito franata divenendo impercorribile. Il risultato è stato solo quello di fare sparire un pezzo di storia dei nostri padri. Bene farebbero invece le decine di operai dell’azienda Forestale Regionale a rimuovere parte della vegetazione infestante che, come anche l’autore dell’articolo scrive, ha ormai ingoiato il paese. Basterebbe cercare di rendere transitabile a piedi una delle vie che attraversa il paese mentre il Corpo Forestale dello Stato dovrebbe impedire che le mucche vi stazionino trasformando la chiesa e tutto il paese in una stalla. Ho iniziato a conoscere i sentieri della vallata della fiumara Amendolea – continua Picone - circa vent’anni fa quando, in occasione di una gita scolastica organizzata per il liceo dal prof. Domenico Minuto, ci recammo in pullman a Roccaforte del Greco.
Da allora ho proseguito con l’esplorazione meticolosa dei tanti sentieri che innervano la vallata. I pastori sono stati la mia guida ma poi ho voluto conoscere anche i territori a loro preclusi risalendo il corso dell’Amendolea sino al Montalto. Per un periodo della mia vita quindi il camminare, il guidare gruppi di escursionisti è stata la professione che mi ero inventato e che mi ha dato modo di fare esperienze indelebili. Le notti trascorse dentro la chiesa abbandonata di Roghudi cullati dal mormorio della fiumara, l’ospitalità di uno degli ultimi abitanti del paese, Raffale Favasuli, che ci accoglieva con ceste colme di ciliegie, le tarantelle che non si riusciva mai ad interrompere, Mastrangelo Maesano a Bova che declamava in grecanico, il “Negus” a Gallicianò che guardava perplesso quegli strani turisti con uno zaino sulle spalle e tante altre. Ho poi contribuito a far conoscere la bellezza di questi sentieri al di fuori della Calabria con articoli, libri, conferenze ed altro. Ma, mentre aumentava il numero di quanti venivano a camminare nella vallata dell’Amendolea – aggiunge Picone - si assisteva al veloce degrado dei sentieri, alla vegetazione che li occludeva, ai muretti a secco che franavano.
Gli escursionisti che guidavo mi chiedevano perché nessuno interveniva per ripristinarli. Alcuni sentieri (Chorio di Roghudi – Pesdavoli; Africo Vecchio - fiumara Aposcipo; Polemo) sono anche delle pregevoli opere viarie, segno della maestria dei grecanici. E’, purtroppo, comprensibile come questo stato sia conseguenza diretta dell’abbandono della montagna. Tuttavia è incomprensibile come a 13 anni dall’istituzione del Parco Nazionale dell’Aspromonte questo Ente non sia riuscito ad intervenire su di un sentiero. È incomprensibile come l’Afor, che nella vallata ha diverse centinaia di operai forestali, non abbia un piano organico e concertato di interventi sui sentieri. È poi altrettanto incomprensibile come l’Amministrazione Provinciale realizzi interventi su di un sentiero a Roghudi senza sentire le cooperative e le associazioni che, ormai da anni, operano in tale campo. Tutto ciò è inaccettabile soprattutto ora che è stato dimostrato come i sentieri portino economia.
Grazie ad essi infatti ogni anno, le cooperative dei giovani della vallata, guidano migliaia di escursionisti provenienti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero. Allo stesso tempo – conclude Alfonso Picone – voglio però ringraziare Andrea Laurenzano e Angelo Frangipani, della Cooperativa San Leo di Bova, che in due giorni di duro lavoro hanno ripulito il sentiero Bova – Roghudi, senza essere pagati e senza figurare tra le fila degli operai forestali, mossi dunque solo dalla convinzione che la montagna possa ancora vivere e dar loro da vivere. Molti grecanici non ci credono più.
Gianfranco Marino


ONLY LOCALS BOVA SURF CONTEST
Hot Buttered Bova Surf Contest, seconda tappa del circuito IST top 44 che ha visto come teatro di gara l’ormai famosa sinistra calabra.

Prima Tappa campionato regionale Girone Sud categoria B


Il Vincitore della gara

Uno dei quattro finalisti in azione
Vince ENRICO PERNICONE !!!
14-04-2007 BOVA - CONTEST CONCLUSO.
1° tappa Regionale SUD
Condizioni: 1 mt in crescita
Tempo: Coperto/Velato - caldo
Si sono presentati in 18 atleti per questa prima tappa del Campionato Regionale SUD - 2007 di Surfing Italia.
Parte oggi, dal nostro portale, una nuova rubrica: “striscia l’area grecanica”, parafrasando l’altra nazional Popolare. Lo spunto? La gara di Surf che si è tenuta a Bova Marina, il “Bova Surf Contest” in data odierna; una gara a livello nazionale, dove dei ragazzi provenienti dalle varie regioni della nostra penisola, si sono dati battaglia nel “cavalcare l’onda”, quella bella quella perfetta. Hanno messo il cuore e l’anima, nella gara, come solo chi è appassionato sa fare.
Al primo posto per la squadra maschile si è classificato Francesco Palatella proveniente dalla Toscana. Per la squadra femminile il gradino più alto del podio è toccato a Valentina Vitale; tanti altri premi sono stati stati assegnati a tutti gli altri partecipanti.
Encomio particolare al miglior giudice: Andrea Bonfili. Gli organizzatori, nel ringraziare i partecipanti, i giudici e gli addetti ai lavori hanno avuto parole di compiacimento per la riuscita della gara ed in particolar modo per il clima splendido che hanno trovato nella nostra terra e nello specifico a Bova Marina.
Ma i Bovesi dov’erano!?? E l’Amministrazione Comunale?
Kevin, ( Salvatore ndr) come tanti altri che abbiamo visto passare in macchina aveva l’aria assente, non si è nemmeno girato a guardare quello che stava succedendo in via marina; è andato oltre.
Si sarà almeno chiesto: cu sunnu chisti? chi fannu ‘cca!?? Dundi veninu!”’
Ripeto: la gente del posto e dintorni dov’era? Siamo talmente avvezzi a questi episodi-eventi più o meno nazionali, che quella volta che succede ci rintaniamo in casa? Assenteismo? Apatia … mah!!!?
San Lorenzo…tra storia e cultura
Un’altra idea di sicuro valore è stata “partorita” dalle giovani, fresche e vivaci menti dei soci dell’Associazione Laurentianum di San Lorenzo.
Un tuffo nella storia, nel recupero della memoria, della cultura e delle tradizioni. Un passo importante per ricostruire una società che attualmente fatica a conoscere e capire le sue origini. (Vedi la locandina dell’incontro)
Decenni di sfrenata cancellazione di ogni traccia residua di un passato glorioso hanno fatto si che oggi i laurentini, così come tutti gli abitanti dell’Area, non si sentano più diretti discendenti di una clutura che invece ha radici profonde, legate al territorio, ai saperi, asi sapori, alla lingua, ai luoghi ed aggiungo ai personaggi.
Quelli che un tempo sono stati un chiaro esempio di impegno civico, sociale; coloro che hanno speso la loro vita a guidare un popolo, a cercare di farlo progredire, a traghettarlo verso i tranquilli lidi della stabilità occupazionale ed economica. Quei personaggi che sono oggi quasi dimenticati e che al contrario dovrebbero essere l’esempio a noi più prossimo di amore per la propria terra, per i propri compaesani.
I nostri ragazzi, a scuola, dovrebbero studiare storia locale, conoscere i luoghi, le tradizioni. Non parlo della tarantella che è pure giusto conoscere e tramandare; parlo delle bellezze naturali che vanno mantenute tali, di altre che vanno recuperate e destinate a miglior fortuna, dei punti di eccellenza del nostro territorio, che ci sono, sono una realtà che attende solo di essere rivalutata.
Se non sappiamo bene chi siamo e da dove veniamo, non sapremo mai dove stiamo andando. Questa frase sembra scontata, ma racchiude in sè il senso di questo incontro-dibattito.
Alcuni momenti dell’incontro

Lionel Munaro, Beniamino Cordova e Carmelo Bagnato



In Aspromonte sulle tracce di “Demètra e Persèphone”.
In Aspromonte sulle tracce di “Demètra e Persèphone”. Si rinnova in occasione della festa delle Palme il singolare rito di Bova
Risalendo la Statale 106 ionica in direzione Taranto, superato l’abitato di Condofuri marina, se si guarda verso l’entroterra si scorge un panorama da togliere il fiato. Fra giogaie di monti selvaggi si snodano immensi corsi d’acqua, secchi per molti mesi dell’anno, lunghe lingue argentate che sembrano scavare ferite profonde sui fianchi delle montagne. Si ha quasi l’impressione di osservare un paesaggio lunare, brullo e scosceso, solitario e abbandonato, freddo e inanimato, poi invece guardi più in su, e fra dirupi, creste e crinali, su alture e cucuzzoli rocciosi, quelli che caratterizzano le ultime propaggini dell’Appennino meridionale, vedi grumi di case addossate l’una all’atra, le vedi svettare e dominare l’orizzonte, altre le vedi nascoste, quasi a volersi proteggere, altre ancora su pendii inospitali e spesso inaccessibili.
Piccoli paesi disseminati qua e la sulle montagne, singolari presenze umane in un contesto naturale di estrema e selvaggia bellezza. Siamo sull’Aspromonte greco, terra di miti e di leggende, terra di grande sofferenza e di storia millenaria, una storia scritta e riscritta da uomini e donne abituati nei secoli a convivere con le asprezze di un territorio suggestivo ma allo stesso tempo duro e inospitale. Da queste parti c’è un pezzo di Grecia antica che si mescola al fascino della terra di Calabria, la più genuina, la più schietta e sincera, ma anche la più cruda e sofferta. In contesti umani e sociali al limite, si snoda la storia dei Greci di Calabria, del loro particolare idioma, dei loro usi, dei loro costumi, di tutti quei gesti e quelle sfumature spesso impercettibili che nei secoli hanno reso questa gente unica nel suo genere. Su queste montagne, le più a sud dell’intera penisola, da sempre l’aspetto religioso gioca un ruolo fondamentale, rappresentando uno dei risvolti più importanti nella quotidianità.
Religiosità che si unisce sempre e immancabilmente all’aspetto pagano. Il sacro ed il profano che si mescolano in un suggestivo mix di tradizioni, rituali, preghiere, e funzioni spesso solenni, quelle che scandiscono da secoli certe ricorrenze, rivelando al tempo stesso la natura di questa gente. La suggestiva mescolanza fra sacro e profano, sull’Aspromonte greco, così come quasi in tutta la Regione, si fa realtà quotidiana, e la ritroviamo puntuale in tutte le ricorrenze più importanti come il Natale o le feste patronali. Senza dubbio però, da queste parti, uno degli appuntamenti più suggestivi è quello che si ripete ogni anno a Bova, la Chòra, il luogo simbolo della terra dei Greci di Calabria.
Lassù, a 915 metri d’altezza, su un cucuzzolo roccioso dell’Aspromonte, in occasione della domenica delle Palme, in concomitanza col periodo pasquale, si può assistere ad uno spettacolo unico, la processione delle Pupazze (per la gente di Bova le Papàzze), maestose figure di donna ricavate dall’intreccio sapiente e paziente di foglie di ulivo. Quello delle Papàzze è un rito antico, una tradizione che meglio di tante altre rivela la mescolanza tra sacro e profano, un appuntamento che richiama in modo evidente l’elemento greco, forse il mito di Demètra e Persephòne, che si sposa alle tradizioni tipiche dell’Aspromonte. Dietro la “processione delle Papàzze” c’è però un lungo e complicato lavoro di preparazione, che una volta vedeva impegnati i contadini, ora, in una sorta di rivisitazione storica, di ritorno alle origini attraverso una riscoperta delle antiche tradizioni, vede coinvolto quasi tutto il paese, anziani e soprattutto giovani, si danno appuntamento per lavorare e decorare le foglie di ulivo intrecciate su delle assi di canna. Una volta terminato il lavoro di intreccio, le figure ultimate, spesso di diverse dimensioni, vengono abbellite e arricchite con frutta di stagione e fiori di montagna, quasi un rito nel rito, che conferma e rafforza il già forte simbolismo pagano presente in un appuntamento davvero unico. Tutto pronto dunque per la domenica delle palme, per quando cioè, le Papazzè verranno portate in processione fino alla chiesa di San Leo, patrono di Bova.
È un lungo sali scendi per vicoli e stradine strette e ripide, che si fanno palco scenico naturale di un percorso di fede e tradizione, antico e nuovo allo stesso tempo. Ma il rito non si esaurisce certo con l’arrivo alla chiesa di San Leo, infatti una volta terminata la processione con la benedizione delle Papàzze, le stesse vengono smembrate, e le loro parti, benedette, date in dono ai presenti. È proprio a questo punto che l’aspetto pagano prendo il sopravvento. Le parti date in dono, vengono infatti utilizzate quasi a mo di amuleto scaccia sfortuna, in un rito propiziatorio dai molteplici risvolti. Molti le portano nei poderi agricoli, molti invece nelle case. Luoghi diversi ma unico scopo, quello di scacciare il male e attirare a se la buona sorte attraverso quelle foglie di ulivo stilizzate, a forma di croce, e soprattutto benedette.
Si ripete dunque un copione visto e rivisto, a Bova come in altre parti d’Italia, una simbologia dai significati antichi, e spesso incomprensibili che si ripetono quasi per inerzia più che per vera coscienza di quello che è il reale significato dei gesti, delle movenze e dei riti. È il vecchio che rincorre il nuovo e lo plasma, è la storia che riscrive la storia in un succedersi di generazioni, sempre diverse, in continua evoluzione ma costantemente ed inconsciamente legate all’antico, a quell’immancabile elemento greco che ritrovi nel dna di questa gente, ma anche solo nell’orografia di questa terra, nella geografia di un territorio ricco di suggestioni e sfumature, di chiaroscuri e grandi spazi di luce. Aspromonte greco è anche questo, è mistero e tradizione, antichi rituali e nuove rivisitazioni, è questo e sicuramente anche tanto altro, è una storia in continua evoluzione, una storia che merita un futuro.
Gianfranco Marino
Bova - Vua. Domenica delle Palme 01 Aprile 2007 La Cerimonia e le sue immagini. Oltre 650 fotografie tutte da gustare per rivivere un evento davvero emozionante e irripetibile.

Saline, 31 marzo. L’intervento di Angelo Curatola (Presidente PIT)
La nostra Area, che recentemente ha ritrovato nella denominazione le sue radici “grecaniche” presenta caratteri insediativi legati sia alle caratteristiche geomorfologiche sia alle dinamiche demografiche.
Da un’attenta lettura delle une e delle altre emerge una profonda frattura tra costa e montagna, una scarsa integrazione tra le diverse economie locali e produttive, un’alta dipendenza dalle aree limitrofe, come la città di Reggio, ed un forte degrado ambientale legato sia a fenomeni naturali che alla mancanza di adeguati strumenti di gestione del territorio, nonché un progressivo e forte spopolamento dei centri interni.
Tutto ciò ha comportato il declino di una cultura singolare e fortemente unitaria, rappresentativa di una popolazione che ormai a fatica riesce a ritrovare e mantenere la propria identità in modalità socio-economiche estranee alle proprie tradizioni. In questo contesto si è fatto strada un processo di pseduo-modernizzazione che ha fatto perdere la percezione del territorio come fattore essenziale e delle risorse umane come fonte di sviluppo aprendo così le porte all’emigrazione ed alla affermazione di una cultura clientelare divenendo terreno fertile per la crescita della criminalità organizzata e per la frantumazione del tessuto sociale.

A queste criticità fanno però da contrasto valori positivi che in qualsiasi strategia di sviluppo sono fondamentali: il senso dell’appartenenza e di ospitalità che affondano le radici nell’antica cultura della Magna Grecia. In questo quadro, preso atto del fallimento delle politiche fin qui attuate, si è sviluppato un percorso di riflessione e di azione per invertire la rotta con l’intento di avviare politiche e linee di intervento per conseguire un obiettivo di sviluppo a livello locale.
In tal senso il Progetto Integrato Territoriale Area Grecanica ha rappresentato uno degli strumenti attraverso cui è stato possibile ripristinare il sistema organico di relazioni umane, ambientali e culturali presenti nel territorio.
Si è così venuta a creare una rete di amministratori, tecnici e cittadini. Fatto straordinario per l’area. Questo ha aiutato nella scelta della strategia del PIT che può essere definita come l’avvio di un processo di cambiamento delle strutture socio-economiche e culturali. Il Quadro Generale della strategia del PIT si è basato fondamentalmente pertanto sui seguenti obiettivi:
- 1) Riqualificare il patrimonio storico-culturale ed ambientale dell’Area in un’ottica di sviluppo sostenibile, potenziando i valori e le risorse dell’identità grecanica;
- 2) Segnare una discontinuità ed invertire definitivamente la rotta nelle politiche urbane e territoriali per una crescita sociale ed economica dell’Area, operando in una logica di processo, a partire dalla rete delle esperienze avviate con l’obiettivo di potenziare i nodi esistenti e di crearne altri di valenza strategica nei settori e nei territori sprovvisti;
- 3) Aumentare il grado d’indipendenza economica tramite la localizzazione di nuove imprese e nuovi servizi ed il potenziamento dell’esistente, facilitando la fruizione del patrimonio culturale ed ambientale, la partecipazione della popolazione al mercato del lavoro regolare e le condizioni di legalità e coesione sociale.
Posso affermare che gli interventi che sono stati realizzati e che sono in corso di realizzazione, Comune per Comune, rientrano in questi obiettivi e riguardano punti di riconosciuto interesse culturale e sociale. Sono convinto che il PIT, nella sua idea strategica, sia uno strumento molto positivo di programmazione d’area vasta e sono altresì convinto che sia un’esperienza da ripetere, soprattutto per la nostra area. Ritengo però, che nel futuro prossimo, ci si dovrà concentrare su alcune emergenze storico-culturali ed ambientali, come le minoranze linguistiche, Pentedattilo, Amendolea, il turismo marittimo e montano, proseguendo sulla strada tracciata, rafforzando la sinergia tra gli amministratori locali, abbattendo definitivamente i campanilismi anacronistici a vantaggio di una più adeguata visione globale del territorio.
Per la programmazione e l’investimento dei fondi del POR 2007-2013, che hanno una vitale importanza, ci sarà bisogno della stessa coesione, che anzi auspico ancora più forte, e di una strategia socialmente equa e compatibile con il rispetto dell’ambiente, per risollevare l’area dalle drammatiche condizioni in cui versa.
arch. Angelo Curatola (Presidente del PIT 23 Area Grecanica)
Il basso ionio reggino: analisi e prospettive
Se n’è discusso a Saline Joniche sabato 31 marzo in un convegno della Nemesis
di Federico Curatola
E’ stato sicuramente un momento importante quello della giornata di studi organizzata dell’associazione culturale Nemesis. L’obiettivo era quello di agitare le acque, di rilanciare l’idea che si parli delle problematiche dell’area, che si progetti per superarle, in sinergia con le istituzioni locali.
E quindi, a parte gli enti locali, che per la verità non hanno risposto con la presenza di amministratori, al tavolo dei relatori c’è stata soprattutto Università, sapere accademico che è lì, a portata di mano e che invece il più delle volte le istituzioni guardano con timore e non se ne servono.
Invece potrebbe essere d’aiuto per uscire da quest’empasse in cui l’area versa da tempo.
Scelte scellerate, politiche errate, criminalità, rassegnazione dei cittadini. Questi i temi dibattuti, anche se c’è stato spazio anche per le cose positive avviate in questi anni.
I programmi d’area, quelli di interesse comunitario, il PIT, il PIAR, e soprattutto la presa di coscienza da parte della classe dirigente, che da soli non si va da nessuna parte. Questa nuova sinergia, cui tutti guardano con speranza, è l’elemento sicuramente da cui partire per il rilancio del territorio.
Assenti giustificati il Ministro Bianchi ed il sottosegretario Meduri; erano attesi invece gli enti locali, l’assessore Pasquale Tripodi per la Regione Calabria ed il vicepresidente Gesualdo Costantino per la Provincia. Non hanno partecipato.
Così come i sindaci dell’area, ad eccezione di Loris Nisi, padrone di casa, sindaco di Montebello Jonico, Angelo Curatola, sindaco di Bagaladi ed Andrea Casile, sindaco di Bova.
Tre paesi su tredici dell’area grecanica….

Galleria Fotografica della Giornata di Studi
Nella Foto Federico Curatola (di spalle) e Tito Squillaci

Il Prof Enrico Costa e l’Arch. Angelo Curatola Sindaco di Bagaladi

Il Prof. Enrico Costa e il Dr. Edoardo Lamberti Castronuovo

Tra i protagonisti della Giornata di Studi il Sindaco di Bova Andrea Casile che si è reso promotore tralaltro di una bellissima cerimonia appena conclusa a Bova: Domenica delle Palme a Bova . Domenica delle Palme 01 Aprile 2007. La Cerimonia e le sue immagini. Oltre 650 fotografie tutte da gustare per rivivere un evento davvero emozionante e irripetibile.


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