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Amendolea. Il Castello dei Ruffo
Amendolea
Le vicende storiche di Amendolea possiamo definirle legate per intero alla sua posizione ed al castello che vi era stato costruito presumibilmente in epoca bizantina per come potrebbero provare le monete rinvenute sul luogo. E’ chiaro che il paese dovette sorgere in epoca precedente, anche perché la fondazione del borgo di Gallicianò è stata attribuita agli Amendolesi, ma, in assenza di fonti certe, possiamo soltanto fare delle congetture. Un primo atto ufficiale della sua esistenza lo ritroviamo in epoca normanna, nel diploma greco databile intorno al 1084, relativo ad una lite tra Riccardo di Amendolea e Guglielmo di Bova sulla divisione dei feudi. L’atto citato è importante anche perché getta luce sul periodo storico trattato e perché vi sono dei toponimi che ancora oggi conservano lo stesso nome di allora. In questo atto però l’abitato di Amendolea non appare dove è attualmente ma sul declivio del monte Briga, probabilmente là dove alcuni anni addietro sono stati rinvenuti dei ruderi antichi. In fasi successive, nel 1270, ritroviamo menzionato un certo Guglielmo di Amendolea. Nel 1310 e nel 1311 compare nei Regesti Vaticani per la Calabria il nome di “Petrus prothopapa et Nicolaus de Amegdalia”, entrambi tributari della “decima” da dare alla Chiesa. Nel 1495 le terre di Amendolea e di San Lorenzo passano nelle mani di Bernardino Abenavolo. Nel 1624 infine le terre di Amendolea e il castello vengono acquistate da Francesco Ruffo, duca di Bagnara.

Amendolea. Il Castello dei Ruffo

La famiglia Ruffo manterrà il privilegio fino al 1806, anno in cui avrà fine l’età feudale. Qualche storico, pur in assenza di prove, ha pensato bene di ubicare in questo luogo l’antica Peripoli, ma naturalmente del fatto non si hanno prove certe. Gallicianò è un piccolo agglomerato umano a circa 600 mt. di altezza slm., fu probabilmente fondato dalla gente di Amendolea, trasferitesi in luoghi più inaccessibili in tempi incerti. I gallicianesi sono un tipico popolo di pastori, amanti del canto, del ballo e della loro lingua: la lingua greca. Il paese, tormentato da una natura prepotente e dalla secolare prepotenza di governanti che non si sono neppure ricordati di costruirvi una strada, ha vissuto a lungo isolato e senza storia in questa plaga dell’Amendolea. Qualcuno ha pensato bene di vedere nei gallicianesi gli eredi di quelle popolazioni immigrate in questi luoghi a viva forza sotto le direttive di un tabellario dal nome Callicum o Gallicum, da cui poi si sarebbe originato il nome del paese, ma tutto ciò è semplicemente una affermazione che non origina da alcun documento storico. L’attestazione più antica e più certa che possediamo per Gallicianò – così come per Roghudi – è quella riportata nel Brébion che lo identifica linguisticamente col nome di to Galikianon, toponimo tardo-bizantino che però poggia su di un nome prediale di età romana, Gallicianum, cosa che potrebbe datare antecedentemente la sua esistenza.

Amendolea. Il Castello dei Ruffo

Comunque sia questo millenario paese, vecchio e fragile, ancora oggi oasi della grecità calabrese, ha continuato a resistere attaccato alla montagna e alla propria identità culturale ed etnica. Ormai in verità non rimangono che pochi abitanti che hanno comunque sentito bene il bisogno di fondare una Associazione ellenofona che grandi meriti ha nella sua attività a difesa della linga: I Cumelca. Ragioni pratiche e di vivibilità hanno spinto la sua popolazione ancora una volta ad emigrare verso Reggio e Condofuri. Ultimamente i suoi abitanti vi hanno costruito una piccola chiesetta di ispirazione bizantina per riproporre alla popolazione l’antico rito greco ortodosso. Il paese è raggiungibile partendo da Condofuri Marina verso Condofuri Superiore per poi inoltrarsi in una strada poco agevole che scorre per 7 chilometri fino a Gallicianò. Attualmente conta circa 400 abitanti. La popolazione dell’intero paese (Condofuri, San Carlo, Amendolea e Gallicianò) si aggira intorno alle 6000 unità.

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