GRECI AMBRO’
Kalos ìrtete sta Chorìa dikàma
 

I GRECI IN CALABRIA (VIII - III sec. a.C.)

FILIPPO VIOLI

Il dato più interessante per quanto riguarda la venuta dei Greci in Calabria ci è offerto dalla fondazione delle prime colonie sulle coste del mar Jonio intorno all’VIII secolo a.C.. Però, se volessimo datare con certezza la fondazione delle colonie greche che ancora oggi orbitano attorno all’area della Bovesìa, dovremmo necessariamente inseguire una lunga teoria di storici e geografi che, in fondo, non hanno fatto altro che inseguirsi a vicenda nell’affannoso tentativo di assegnare un volto ed un luogo di provenienza ai coloni greci che vennero ad abitare su queste terre. Chi erano quei locresi che si stanziarono sulle coste dello Jonio? Ozoli, Opunzi? Non ha dubbi sul punto Strabone: erano Greci della Locride che abitavano sul golfo Criseo e quindi non della Locride Opunzia “Segue poi la città di Locri Epizefiri, coloni dei locresi che stanno sul golfo Criseo…. Eforo non esattamente li chiama coloni dei Locresi Opunzi”.
L’unica cosa certa è che essi assunsero l’appellativo di Epizefiri nello stesso istante in cui si insediarono, riprendendo in modo chiaro il nome dell’ethnos nel quale erano sbarcati. E Locresi Epizefiri furono definiti, ad un parto, da Erodoto , da Tucidide e da Pindaro , ecc.. L’indagine sulle fonti storiche anteriori al quinto secolo a.C. sono - per quello che ci riguarda più da vicino - generalmente scarse e frammentarie. Né Ippi, né Teagene ci sorreggono in questa ricerca, mentre troviamo accenni rarissimi in Erodoto . Va meglio naturalmente con Tucidide . E’ chiaro che tutti gli argomenti andrebbero approfonditi attraverso l’indagine storica che evitare che tutto o molto rimanga legato alla leggenda o alle tradizioni orali. Alla tradizione fa, infatti, riferimento il geografo Dionigi e della cui opera ci avvaliamo nella traduzione latina del Prisciano :

Megàli Ellàda

Una lunga fase precoloniale di commerci e di empori micenei aveva certamente preceduto la colonizzazione ellenica delle coste della Sicilia e dell’Italia meridionale. La concentrazione dei Greci in questi luoghi fu così vasta, le terre colonizzate così fertili, la civiltà che ne derivò così grande, che la regione venne conosciuta col nome di Megàli Ellàda (Grande Grecia). Ricca di tensioni e di vicende, dominata da grandi ed a volte nobili personalità, la splendida storia della Magna Grecia fu breve. Secondo una tradizione ormai variamente accettata, la fondazione delle città della Magna Grecia era direttamente collegata al grande movimento migratorio e colonizzatore della Grecia intervenuto intorno all’VIII e VII secolo a.C.. La colonizzazione greca fu soprattutto un “modo di essere dei greci”, e fu proprio la coscienza di questa loro unità etnica che consentì al popolo greco di essere consapevole della propria superiorità nei confronti dei popoli “barbari”.
Il termine Megàli Ellàda (Magna Grecia), che all’inizio circoscriveva soltanto l’attuale Calabria e che poi, estesosi, comprese anche la Puglia e la Sicilia, fu usato la prima volta da Polibio, uno storico greco morto nel 125 a.C ., un’epoca in cui la Magna Grecia era stata ormai consegnata al passato, sia come realtà culturale che come realtà politica. Nel parlare, infatti della costituzione della confederazione achea nel Peloponneso, il nostro storico così si esprime: è esattamente in quell’epoca in cui nel terrirorio italico chiamato allora Magna Grecia e in cui furono incendiati i sinedri dei Pitagorici che, al massacro degli uomini di governo, seguì il riempirsi delle città di morti e di agitazioni e sommosse di ogni genere. Da ogni parte della Grecia se ne vennero delegazioni per promuovere la pace e le città in cui quegli eventi si verificarono si rivolsero agli Achei per mediare e mettere fine a quei sommovimenti. In quel periodo essi adottarono la costituzione achea e il loro modello di stato. L’alleanza poi tra Crotone, Sibari e Caulonia portò alla fondazione di un santuario in onore di Zeus Homàrios in cui si tenevano le assemblee dei consigli federati, di quindi adottarono le leggi e i costumi achei, conformando di fatto a quelle il loro regime politico. Come si vede le attestazioni e le testimonianze greche o latine sono alquanto tarde e poche rispetto alla durata ed al grado di civiltà raggiunto dalle città greche. Sappiamo di certo che la fonte più vicina a Polibio fu Timeo di Tauromenio, vissuto intorno al IV – III secolo a.C.. Ma anche Timeo non era stato che un punto di arrivo di tradizioni ben più antiche che possiamo far risalire a Ippi di Reggio e ad Antioco di Siracusa, entrambi antesignani della storiografia occidentale, vissuti intorno al V secolo a.C..

Da tutto ciò possiamo ricavare che la testimonianza di Polibio poggia su basi solide e che la denominazione di Magna Grecia abbia radici ben più antiche.
Il nome dato a questa parte della Calabria rivela a quale grado di sviluppo, di civiltà e di prosperità essa era pervenuta in quell’epoca, tanto da far dire, in epoca successiva, anche ai più grandi scrittori romani che “Itala nam tellus Graecia maior erat”, come leggiamo in Ovidio . Ed ancora nello stesso Cicerone “Quis est enim qui putet cum floreret in Italia Graecia, potentissimis et maximis urbibus, ea quae Magna Graecia dicta est, in hisque primum ipsius Pythagorae, deinde Pythagoreorum tantum nomen esset, nostrorum hominum, ad eorum doctissimas voces, aures clausas fuisse?” Se ora facciamo riferimento all’<> ne ricaviamo la seguente definizione di Gustavo Giovannoni: “ Con l’espressione Megàli Ellàda, latino Graecia Magna (anche Graecia maior, termine adoperato pure da Livio ) si designarono complessivamente, nell’antichità, le città greche poste sulle coste dell’Italia meridionale: non ben sicura è però l’origine di tale designazione, come varia fu l’estensione del territorio in essa compresa. Il nome compare per la prima volta, come abbiamo già detto, usato direttamente, in Polibio; ma è probabile che già prima di lui, l’avessero usato storici del sec. IV e del V a.C. (Ippi, Antioco, Eforo, Aristotele, Timeo) e che venisse fin d’allora ricongiunto con Pitagora e col movimento pitagorico. E in realtà i decenni nei quali le città italiane furono dominate dalle consorterie pitagoriche, prima quella di Crotone (all’incirca fra il 520 e il 460 a.C.), segnarono, per la maggior parte di esse, tale splendore di fioritura materiale e spirituale, da giustificare appieno per esse la designazione di Magna Grecia”. A questo si aggiunga che in questa regione furono presenti poeti e musici come Senocrito, Stesicoro e Ibico; filologi come Teagene e Glauco; storiografi come Ippi e Lico; poeti popolari e dotti come Nosside e Melinnò. Ed allora questo prova che al di là delle determinazioni geografiche di cui parleremo tra poco, la civiltà magnogreca fu talmente splendida e soprattutto fu sentita come civiltà delle poleis della Calabria.

I confini della Magna Grecia

Ma quale era esattamente l’area geografica di riferimento della terra denominata Magna Grecia? Da un esame delle fonti, per primo Polibio, si ricava che, pur non essendo ben definiti i confini, quanto meno al tempo della rivolta antipitagorica, essi dovettero avere come area di riferimento il territorio compreso tra Caulonia e Sibari. Ma v’era certamente inserita anche l’area metapontina e Taranto, cioè i confini settentrionali. Il dubbio è legato a Locri ed alle sue cittadine, ma si sa che anche questa polis subì l’influsso culturale dei pitagorici e certamente fu coinvolta nelle stesse vicende. Dal contesto della Magna Grecia sembrerebbe esclusa Reggio per la quale ci sostiene il Musti che la definisce “città che del resto, anche, ma certo non solo, per ragioni geografiche, ebbe una storia peculiare nel contesto magnogreco, e culturalmente legò notevolmente le sue sorti con l’area siceliota, naturalmente in prima istanza con Messina” . Da tutto ciò possiamo affermare che agli inizi del V secolo appartenevano all’area della Magna Grecia sia le città situate sulla costa jonica, Locri Epizefiri, Caulonia, Crotone, Sibari, Metaponto e Taranto, sia quelle situate sulla costa tirrenica, Laos, Temesa, Terina, Hipponion, Medma e Metauros. La situazione cambia, dilatandosi, dopo il V secolo, tanto che l’appellativo di Magna Grecia si estende a tutta l’area meridionale. I Greci che ancora oggi vivono questa zona della Calabria situata in provincia di Reggio Calabria, e denominata isola ellenofona, fecero parte, con molta probabilità ( né dovrebbero esserci più dubbi ormai, da quanto si ricava dalle fonti storiche), della Repubblica di Locri, i cui confini occidentali con la Repubblica di Reggio erano segnati dal fiume Alece, l’attuale Amendolea. Oggi, in realtà nuove e diverse argomentazioni sopraggiungono a far sì che la questione legata ai reali confini tra Reggio e Locri non sia da considerare ancora chiusa. <> .

La repubblica di Locri e i suoi confini

Il territorio locrese si estendeva dal fiume Alece, l’odierno Amendolea, al fiume Sagra, l’attuale Alaro. Il primo divideva Locri dall’agro reggino ; l’altro lo separava dalla repubblica di Caulonia . V’è comunque da segnalare che non vi fu mai una netta demarcazione con l’Agro Reggino dal momento che esso variava col tempo in seguito alle lotte egemoniche tra Reggio e Locri. Ben più incerto fu il limite interno a causa della presenza degli indigeni che erano certamente padroni delle selve aspromontane e serresi. Alla repubblica locrese appartenevano una serie di piccoli villaggi e città: Peripoli, città di frontiera posta sulla riva orientale dell’Alece; Scillàca, poi federata ai Romani; Bova, posta su un monte inespugnabile; Delia, ripopolata dai Bizantini, in riva all’attuale torrente San Pasquale, una volta torrente Peristerea; Hipporon, centro di contese tra locresi e reggini, accanto all’attuale Capo Spartivento; Uria, l’attuale marina di S. Ilario; Itone, Malea, Subsicivo, Romechio posti all’incirca nella zona in cui oggi ritroviamo, Siderno, Gioiosa, Roccella, ecc..
Strabone , nell’identificare la regione della Locride, la definì come: Akra tis Locridos

I CONFINI ATTUALI DELLA ELLENOFONIA CALABRESE

Diverse sono le ipotesi legate alle origini storiche dei centri del bacino dell’Amendolea e della Bovesìa. Alcune le abbiamo già verificate nel capitolo dedicato a Bova. Gioverà comunque ricordare alcune attestazioni relative ai paesi di Roghudi, Roccaforte, Condofuri, Amendolea e Gallicianò.

L’isola ellenofona della Calabria si estende oggi lungo la vallata dell’Amendolea, del torrente Siderone e del San Pasquale. Dominati dal versante sud dell’Aspromonte e solcati da contrafforti e burroni, i paesi grecanici sono posti a quasi 15 chilometri dalla costa, generalmente tutti su monti una volta inaccessibili. Né possiamo ammettere che oggi sia cambiato molto. Infatti, all’interno dei ristretti confini della Calabria continuano a vivere, ancor più emarginati, questi ultimi testimoni di una civiltà che era stata grande e che non intendeva assolutamente rinunciare alla propria identità dopo aver pagato un così duro prezzo per la propria esistenza. Bova, Roghudi, Chorìo di Roghudi, Gallicianò, Roccaforte, e in più i nuovi insediamenti migratori di Condofuri, Bova Marina, San Giorgio Extra , Modena, Arangea e Sbarre a Reggio Calabria , Melito P.S. - dove è tornata a rivivere la nuova Roghudi-, segnano i confini attuali della grecità odierna, ridotta a un estremo limite di resistenza culturale. Sono limiti che i Greci di Calabria si ostinano a considerare appartenenti a quel clima odoroso della grecità antica di cui, fino a qualche secolo fa, ne respirava l’aria la maggior parte dei paesi dell’attuale provincia reggina. Ma sono limiti sempre più sparenti in zone in cui la lingua grecanica sta ormai recitando l’ultimo atto della sua esistenza. Il dissesto idro-geologico e la marginalità territoriale, la forte emigrazione, l’incomprensione umana che non ha reso completamente realizzabile l’opera meritoria delle amministrazioni prima dello sfollamento dei paesi e negli anni successivi, ed una natura ostile hanno giocato un ruolo fondamentale nel genocidio bianco degli ultimi Greci di Calabria.

FILIPPO VIOLI

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2 Commenti per “La grecità calabrese”  

  1. 1 CRISEO AGOSTINO

    Vorrei avere più esattitudini sulla posizione geogafica del golfo CRISEO, che è di fatti il mio cognome
    Grazie per anticipo. bito in Francia

  2. 2 Antonio Spinella (1981)

    Bravissimo Prof.Violi !

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